Caravaggio – Ritornando ai suoi dipinti

Arte
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Caravaggio – Ritornando ai suoi dipinti

Caravaggio chiede di sostituire il vecchio San Matteo con una seconda versione che meglio accompagni le due storie collocate sulle pareti della cappella Contarelli. Tra il 1600-01 per ordine del monsignor Tiberio Cerasi, che aveva acquistato una cappella della chiesa romana di Santa Maria del Popolo, gli vennero commissionati due dipinti: la Crocefissione di San Pietro e la Conversione di san Paolo.

I due dipinti dovevano essere condotti su tavola di cipresso e anticipati da modelli. Il Caravaggio, dopo le esperienze nella “stanza con le pareti tinte di nero”, è ormai signore delle tenebre e le disserra quel tanto che occorre a non diminuire il suo tragico pessimismo.

Nella prima tavola, “la Crocifissione di San Pietro” il pittore “gira” la fatica dei serventi, che in realtà sono operai e non carnefici, tutti in brache frusti, piedi fangosi e con pochi attrezzi. Riprende da vicino il santo già infitto alla croce, ci guarda calmo, già cosciente di ciò che gli è accaduto.

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Anche nella seconda tavola, “la Conversione di Saulo” si tratta di un dramma trascendente come la folgorazione di Saulo sulla via di Damasco. Caravaggio traduce il suo dipinto in questo modo: “mentre il temporale inzuppa le sponde dell’Aniene, un fulmine atterrisce i sergenti, fa inalberare il cavallo che ha già scosso Saulo con le mani sugli occhi”.

Si potrebbe anche trattare di un dipinto “laterale”, anzi sorprende che il Caravaggio sia riuscito a pubblicarlo senza imbattersi in un rifiuto o in una serie di censure.
Alla fine del 1606 Caravaggio giunse a Napoli, dove rimase per circa un anno. “Un’immersione entro una realtà quotidiana violenta e mimica, disperatamente popolare”. Il Caravaggio qui soggiornò per ben due volte. Nel primo soggiorno del 1606-07 erano già dipinte sia la pala delle “Opere di Misericordia” che quella della “Madonna del Rosario”. Il primo era un soggetto antico, comunale, romantico.

La seconda l’aveva dipinta con il cuore in mano in un momento di eccezionale schiarita. Si direbbe che mai il Caravaggio si sia sentito più libero che in questo primo argomento napoletano.

Il Caravaggio si apprestava ormai a partire per Malta. Del suo soggiorno maltese non restano che tre cose certe. Il gran quadro della “Decollazione del Battista”, il “ San Gerolamo” e l’ “Amore Dormiente”. Ma ancora altri dipinti possono ascriversi a questo soggiorno.

Purtroppo anche a Malta non tarda, per il Caravaggio, un seguito sempre più travagliato. Il 6 ottobre l’artista, scampato il carcere, si rifugia in Sicilia. Che il Caravaggio sapesse riprendersi rapidamente ad ogni breve schiavitù è riconfermato dal fatto che le opere siciliane sebbene condotte fra ansie e soprassalti continui per le insidie del persecutore maltese, non dimostrano che aumentino per l’arte.

Fra quelli di Sicilia il più antico è “la Sepoltura di Santa Lucia“, nella chiesa siracusana. Qui escogitò contrasti di misura, sbalzi tra i primi piani e campo lungo. Questo nuovo rapporto tra spazio e figura fu tentato da Caravaggio nella “ Resurrezione di Lazzaro” a Messina: Lazzaro stirandosi nell’emergere del sonno eterno attraversa col braccio destro l’oscurità fino ad attingere con la punta delle dita la luce.

Per i Cappuccini di Messina termina il Presepio coi Pastori ritentando di nuovo questo rapporto. L’altro Presepio dell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo dipinto nel 1609 è il meglio conservato dei suoi dipinti siciliani.

Nella tarda estate del 1609 il pittore ritorna a Napoli con un secondo periodo napoletano. I dipinti più importanti di questo secondo soggiorno a Napoli sono “la modella della Salomè“, stessa che aveva figurato due anni prima, proprio come la Madonna del Rosario anche se qui la condotta è più violenta.

Intanto da Napoli giungevano notizie che, per l’intercessione del cardinal Gonzaga, la revoca del bando capitolare per il Caravaggio fosse già sullo scrittoio di Paolo V. Il pittore infatti muovendosi da Napoli verso Roma non sceglie la via di terra ma di mare. Si avvia così da Napoli verso Port’Ercole, uno dei presidi spagnoli della costa, per attendervi, si direbbe, più certa novella di via libera per Roma.

Fermato allo sbarco per iscambio di persona; rilasciato senza che gli riesca di recuperare le robe, il Caravaggio, che va scorrendo alla disperata il lido deserto e malarico, viene colto da un attacco di febbre perniciosa e muore di stento e senza cure, il 18 luglio 1610.

Famoso ed ammirato in vita, Caravaggio fu quasi completamente dimenticato nei secoli successivi alla sua morte, e solo all’inizio del XX secolo la sua importanza nello sviluppo dell’arte pittorica moderna fu universalmente riconosciuta.

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