Il viandante sul mare di nebbia (1811) Caspar David Friedrich

Arte
Voto medio: 5(11 voti)

caspar_david_friedrich_the_wanderer_above_the_sea_of_fog

(Immagine di Pubblico dominio tratta da wikipedia.com)

Il viandante sul mare di nebbia (1811) Caspar David Friedrich – (Der Wanderer über dem Nebelmeer) è un dipinto ad olio su tela realizzato nel 1811 ed è forse il quadro più famoso del pittore, forse proprio perché in quest’opera si avverte immediatamente la poetica del pittore, traducibile nel sublime, nel senso di una natura immensa e potente, che sarebbe poi il cardine del sentire romantico.

Viene così ritratto di spalle un’uomo, il viandante solitario, la quale posizione evoca proprio la parte inconscia e nascosta dello stesso, e che affacciato sul mare di nebbia che copre un’intero paesaggio montagnoso è li ad osservare il tutto.

La mancanza di vegetazione sottolinea la mancanza di posti accoglienti, il tutto infatti trasmette un senso di inquietudine, stessa sensazione che esprimono le rocce, nere e inospitali, che spuntano fuori dalla nube di nebbia, che sembra quasi lo stesso vapore che sprigiona la terra dal suo interno, e ciò ci riporta ad immaginare un paesaggio angusto, quasi come doveva essere attimi dopo la creazione.

L’uomo, li sulla scogliera, ci permette di capire quanto è piccola la dimensione umana rispetto alla dimensione della natura.

Vi è anche un’uso mirato della prospettiva, infatti il punto di vista è posto all’altezza della testa del personaggio, e ciò ne favorisce la sua identificazione, in quanto è come se lo si guardasse dall’alto; colui che osserverà il paesaggio, come fa il viandante, deve provare le stesse sensazioni che prova lo stesso viandante, in quanto si è perfettamente nella stessa dimensione, ossia quella umana.

Si avverte inconfondibilmente un senso di sublime meraviglia e sgomento di fronte all’immensità dell’universo. Questo senso ci è dato anche dall’uso di colori con tonalità tali da creare uno stacco tra il primo piano e lo sfondo.

L’uomo sta di fronte all’infinito come innanzi a qualcosa di assolutamente inaccessibile, ma ad un tempo ne è affascinato, attratto.

L’eroica solitudine dell’uomo davanti l’abisso nevoso fa di questo dipinto il manifesto dell’intero romanticismo tedesco: assorto nella contemplazione dell’infinito, di qualcosa che sta al di sopra della comprensione umana, egli acquista una grandezza tragica.

Friedrich si fa nell’occasione interprete del pensiero di Schelling, di Herder e Kosegarten, per il quale l’esperienza della natura è la sola via per raggiungere Dio. Il vero filosofo, viaggiatore solitario, separato dal mondo e allo stesso tempo separato dalla natura, resta dunque estraneo a ogni comunità e, dall’ultimo avamposto del mondo, si confronta con l’indescrivibile visione dell’esperienza estrema.