[Pittori famosi]

Albrecht Dürer pittore incisore matematico tedesco

Albrecht Durer pittore incisore matematico tedesco, considerato il massimo esponente della pittura tedesca rinascimentale è nato a Norimberga il 21 maggio 1471 da padre di origine ungherese il cui cognome era Ayas poi successivamente al trasferimento in germania venne mutato in Durer, di lingua tedesca, conservando però l’etimologia della parola, ossia porta – nello stemma di famiglia infatti è rappresentata una porta.

Un pò di storia:

Trasferitosi nel 1475 nell’attuale casa della Burgstrasse 493, nei cui pressi sorgono le case di Michael Wolgemut, il maggior pittore della città, e del padrino di Albrecht, Anton Koberger, importante editore tedesco, il padre tiene nella propria bottega il figlio a partire dal 1483; il 30 novembre 1486, pur con qualche contrarietà, lo lascia entrare nella bottega del Wolgemut: di questo periodo di apprendistato, durato fino alla fine del 1489 o ai primi mesi del 1490, restano diversi disegni, ma nessuna xilografia certa né dipinti. «Quando ebbi finito l’apprendistato, mio padre mi fece viaggiare. Rimasi assente quattro anni, finché mio padre mi richiamò.
Partii dopo la Pasqua del 1490 e tornai a casa nel 1494, dopo la Pentecoste». Sarebbe stato dapprima a Nördlingen, incontrando Friedrich Heslin, seguace di Rogier van der Weyden, poi a Ulm e, agli inizi del 1492 a Colmar, ospite di tre dei figli di Martin Schongauer, il grande pittore appena scomparso; nell’aprile è ospite di un quarto figlio dello Schongauer a Basilea, dove si ferma a lungo e incide la prima sua xilografia documentata, un San Girolamo per l’edizione delle Epistulae beati Hieronymi dell’agosto 1492, oltre a produrre disegni per incisioni di un’opera di Terenzio, non pubblicata, e per il Ritter von Turn del 1493 e della Stultifera navis di Sebastian Brandt edita nel 1494. Alla fine del 1493 è a Strasburgo, dove dipinge l’ Autoritratto con fiore d’eringio del Louvre, già su pergamena e trasferito su tela, datato e recante l’iscrizione “My sach die gat als es oben schtat” – la cosa va come lassù si ordina – dove il fiore, simbolo di fedeltà, fa presumere che il ritratto, morbido nel tocco, con profilo sostenuto e colori freddi, fosse destinato alla fidanzata Agnes Frey. Tornato infatti nel maggio 1494 a Norimberga, il 14 luglio sposa Agnes, abitando con lei nella casa paterna fino al 1509. Nell’autunno dello stesso anno Albrecht parte da solo per l’Italia, raggiungendo Venezia attraverso il Tirolo e il Trentino, senza trascurare di fermarsi a Mantova, a Padova e forse anche a Pavia dove risiede l’umanista tedesco Willibald Pirckheimer.

Conoscenze con altri maestri dell’arte:

Se non sono documentate le conoscenze personali con Andrea Mantegna, Giovanni Bellini, il Carpaccio e altri maestri italiani, è certo che l’impressione delle opere vedute, ove l’espressione e la rappresentazione della figura umana sono lontane dalla cultura tardogotica in cui Dürer si è formato, è enorme. A Venezia si mantiene vendendo stampe, disegni e acquerelli, alcuni dei quali, come un Granchio di mare e un’ Aragosta, sono tuttora conservati rispettivamente a Rotterdam e a Berlino.Su commissione del mercante tedesco Christoph Fugger, a quel tempo residente a Venezia, l’artista dipinse la famosa grande tavola La Vergine (das Rosenkranzfest) per la chiesa di San Bartolomeo. Christoph Fugger è sepolto in questa chiesa. Il dipinto, rappresenta la Madonna che viene incoronata da due angeli che a sua volta incorona l’imperatore. Più tardi è stato acquistato dall’imperatore Rodolfo II, fu portato a Praga ed esposto nel convento di Strahov. Attualmente si trova nella galleria nazionale Národní.

Viaggio di ritorno alla sua città natale:

Sebbene Dürer fosse tenuto a Venezia in alta considerazione e sebbene il senato della Serenissima gli avesse offerto una rimunerazione annuale di 200 ducati se si fosse deciso a risiedere in maniera permanente nella città del leone, nel tardo autunno del 1506 iniziò il suo viaggio di ritorno alla sua città natale.
Prima di partire scrisse a Pirckheimer queste testuali parole: “O, wie wird mich nach der Sonne frieren! Hier bin ich ein Herr, daheim ein Schmarotzer.” (Traduzione: Oh, come sarà per me freddo, dopo il sole! Qui (a Venezia) sono un signore, in patria un parassita). Durante il viaggio di ritorno in patria, acquerella diversi paesaggi, come il Castello alpino ora a Braunschweig – che è forse quello di Segonzano – il Castello di Trento del British Museum, la Veduta di Arco al Louvre, e quella di Innsbruck ad Oxford; nel confronto di tali paesaggi con quelli da lui composti precedentemente al viaggio in Italia si nota la resa più sciolta e la maggiore libertà di osservazione. Rientrato a Norimberga nella primavera del 1495, continua a rappresentare paesaggi e riprende l’attività di xilografo; conosce l’Elettore di Sassonia, Federico il Saggio, suo mecenate e committente per tutta la vita, che ritrae nel dipinto conservato a Berlino e per il quale esegue a partire dal 1496, portandolo a compimento solo intorno al 1504, l’ Altare di Dresda, conservato nella Schlosskirche di Dresda fino al 1687 e poi nella Gemäldegalerie della stessa città.L’altare di Dresda è un trittico composto da un pannello centrale con una Madonna adorante il Bambino e due pannelli laterali con un Sant’Antonio e un San Sebastiano; mentre i due Santi sono considerati soprattutto opera di bottega, nell’ Adorazione si è notata un’atmosfera sospesa di vita e di morte, apparendo il sonno profondo del Bambino, che pare veramente un sonno di morte, un compendio fra il gaudio per la nascita del Redentore e il compianto della Pietà.Al ritorno in Germania sviluppa una completa padronanza del bulino realizzando una serie di capolavori sia sul piano della tecnica che di quello della concentrazione fantastica.

Opere del tardo periodo:

Questo periodo culmina con tre opere allegoriche, Il cavaliere, la morte e il diavolo, San Girolamo nello studio e Melencolia I (1514). In questa incisione compare un celebre quadrato magico. Nel 1512 diviene pittore della corte di Massimiliano I e nel 1520 si reca nei Paesi Bassi per essere confermato pittore di corte dal successore Carlo V. Qui subisce l’influenza di Luca da Leida ed entra in contatto con pittori fiamminghi che probabilmente lo portano ad avvicinarsi alla attività di ritrattista, verso la quale lo stimolano le richieste della borghesia cittadina, allora nel suo periodo di massima prosperità. Dal 1521 al 1526 realizza i suoi capolavori della maturità, ritratti e quadri di soggetto religioso. Tre i primi i massimi risultati sono Bernhard von Rasten, Hieronymus Holzschuler, Jakob Muffel e Johann Kleberger. Tra i secondi i Quattro Apostoli, testimonianza della spiritualità maturata con la riforma luterana e apice della sua ricerca pittorica tesa alla ricerca della bellezza espressiva e della precisione della rappresentazione della persona umana e della rappresentazione prospettica dello spazio. Alle sue finalità artistiche dedica anche importanti studi teorici che si collegano alle ricerche dei pittori-matematici del Rinascimento italiano: del 1525 è un trattato di prospettiva nel ambito della geometria descrittiva e nel 1528 sono pubblicati 4 libri sulle proporzioni del corpo umano.

Le ricerche di Albert Durer

La fama di Dürer è dovuta anche ai suoi studi e alle sue ricerche a carattere scientifico soprattutto in campi come la geometria, la prospettiva, l’antropometria e l’astronomia, quest’ultima testimoniata da una celebre carta celeste con polo eclittico. Fortemente influenzato dagli studi di Leonardo da Vinci, Dürer concepì l’idea di un trattato sulla pittura intitolato Underricht der Malerei con il quale intendeva fornire ai giovani pittori tutte le nozioni che egli aveva potuto acquisire grazie alla sua esperienza di ricerca, ma non riuscì però nell’intento che si era inizialmente prefissato. I suoi scritti ebbero molta importanza per la formazione del linguaggio scientifico tedesco, e alcuni trattati sulle prospettive e sulle proporzioni scientifiche del corpo umano risultarono utili ai cadetti pittori dell’epoca.


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