[Pittori famosi]

Bramantino pittore e architetto italiano

Bramantino pittore e architetto italiano il cui vero nome è, Bartolomeo Suardi, nasce a Milano nel 1465 – 1530. Fu attivo sopratutto in lombardia, operò in forme lombarde la monumentalità e la classicità del Bramante, giungendo ad una forma d’arte di severo classicismo. Resta orfano di padre nel 1480, e vive in grande povertà; da quell’anno inizia l’apprendistato dell’orafo Francesco de’ Camperi, senza diritto di un salario. Il 23 febbraio e poi nel giugno 1503 si occupa della progettazione della porta settentrionale del Duomo di Milano. Nel 1508 si trasferisce a Roma, dove per la realizzazione di alcuni dipinti in Vaticano viene pagato il 4 dicembre,ossia prima della realizzazione delle opere e proprio riguardo quelle opere è stata trovata una lettera del Vasari che scrive che Piero della Francesca:  « …a Roma, per papa Nicola Quinto lavorò in palazzo due storie…le quali forono gettate per terra da papa Giulio Secondo, perché Raffaello da Urbino vi dipignesse la prigionia di S. Piero et il miracolo del corporale di Bolsena, insieme con alcune altre che aveva dipinto Bramantino, pittore eccellente de’ tempi suoi; e perché di costui non posso scrivere la vita né l’opere particulari, ma viene a proposito far memoria di costui, il quale nelle dette opere che furono gettate per terra, aveva fatto, secondo che ho sentito ragionare, alcune teste di naturale sì belle e sì ben condotte, che la sola parola mancava a dar loro la vita »
Il 22 gennaio 1525 viene esiliato da Milano in quanto partigiano degli Sforza; rientra in città dopo la sconfitta dei francesi; il 1° maggio 1525 è nominato pittore e architetto ducale dal duca Francesco II Sforza.

Il pittore Bramantino

Del 1485 è la prima opera che gli è stata attribuita, ossia la Madonna col bambino, in quest’opera si avvicina così tanto allo stile di pittura di Butinone, tanto che un critico d’arte attribuisce per sbaglio a quest’ultimo l’opera. All’artista poi è attribuito l’apprendistato presso il pittore di Treviglio, e ciò non si basa solo su supposizioni, ma ci permette di spiegare le radici ferraresi della sua pittura.
Il Filemone e Bauci, altro dipinto rappresentante un mito ovidiano con evidenti riferimenti al cristianesimo, data la rappresentazione della cena in Emmaus, è ritenuto prossimo allo stile iniziale del pittore visto l’uso di una gamma cromatica molto vivida, stile che bramantino abbandonerà nelle sue opere di primo cinquecento.
L’Uomo di dolori della collezione Tyssen dove Cristo è in un nebbioso paesaggio e nello sfondo una città ai piedi di una montagna, pur restando nell’ambito dello stile pittorico lombardo e ferrarese, mostra evidenti analogie con il Cristo alla colonna di Brera.
La natività e i Santi della pinacoteca ambrosiana, probabilmente dipinti negli ultimi anni del ’400, presentano dei significati iconografici: l’albero spoglio a sinistra e quello vegeto in prossimità dell’arco, il musicista sulla sinistra, che rappresenta Augusto o Apollo, inoltre sulla destra è posta Sibilla Tiburtina; i tre frati rappresenterebbero l’ordine francescano, domenicano e benedettino. La tavola mostra i consueti riferimenti ferraresi, in particolare a Ercole de’ Roberti, inoltre richiami al Bramante e anche a Leonardo, nella figura dell’angelo accanto a san Giuseppe e nei volti dei frati.
L’Adorazione dei Magi di Londra, è datata ai primi anni del Cinquecento, nelle due figure ai lati della Madonna, possiamo notare i profeti Isaia e Daniele, nelle altre figure i Magi e il loro seguito e i loro doni. Per altri, a destra, il personaggio che indica il Bambino è san Giovanni Battista e gli oggetti in primo piano sono i recipinenti in cui l’acqua è trasformata in vino; la figura a sinistra è il maestro di tavola che indica il Bambino e guarda i servitori a sinistra. I tre oggetti sul gradino sono un parallelepipedo, simbolo di Cristo, un turbante, simbolo dei popoli d’Oriente e un bacile, simbolo del battesimo. Tutto risulta essere semplice, distinto, finemente stilizzato e di gusto eccellente inoltre l’atteggiamento dei personaggi, le pose assunte, le movenze, il movimento della testa e gli sguardi testimoniano una forzata ricerca di stilizzazione, tanto che tutto sembra essere regolato da un ferreo e ridido rituale.

Alla fine del ’400 si suppone che il Bramantino sia andato in toscana, supposizione sostenuta dal fatto che in quel periodo non si hanno piu tracce scritte dell’artista riguardante suoi lavori. In questo periodo avrebbe approfondito le conoscenze del classicismo fiorentino. Si ha quindi una nuova concezione del dipinto, in cui le sue asprezze figurative di origine ferrarese si trasformano nel plasticismo toscano.
I cartoni per i dodici Arazzi dei mesi furono dipinti intorno al 1504; solo due disegni riconosciuti al Bramantino: uno, nella Pinacoteca Ambrosiana, è relativo all’arazzo del mese di luglio, e l’altro, nell’Accademia di Venezia, si riferisce all’arazzo del mese di aprile. Gli arazzi furono dipinti come rappresentazione del lavoro, di contenuti morali, ossia il lavoro inteso come impegno di tutta una vita, ma non come cundanna bensì come virtù dell’uomo.
La Crocefissione di Brera, splendida opera, realizzata verso il 1510, ha smosso la critica in riferimento alle interpretazioni differenti. Germano Mulazzani, secondo la sua ipotesi, l’iconografia del dipinto farebbe riferimento a un passo dei Sermones de Oneribus di Aelredo di Rielvaux, descrivendo l’origine della Chiesa dall’ebraismo e il tempio in secondo piano, che deriva dalla tradizione egizia,ossia come rappresentazione di una piramide; Le due figure di destra, rappresentanti uomini pagani, che piangono per il loro pentimento mentre Cristo raccorda il Vecchio e il Nuovo Testamento, rappresentato dalla luna e il sole. Mentre il demonio si dichiara vinto, inginocchiandosi, la Chiesa abbraccia la croce riconoscendo in essa la propria origine.
La Madonna col Bambino tra sant’Ambrogio e san Michele dell’Ambrosiana fu dipinta nel 1515, nacque come un trittico poi unificato successivamente dallo stesso autore in unica tavola con l’aggiunta dei due angeli. L’estremità superiore, con un cielo dipinto, e le due torri alle spalle degli angeli, sono invece un’aggiunta settecentesca.
Nella parrocchiale di Mezzana, è coservata la Pietà e la Pentecoste, dipinte nel 1520. Nella Pietà con i santi Sebastiano e Giobbe, ed è molto evidente e forte il rigoroso impianto prospettico: un tempio al centro, che potrebbe richiamare il Mausoleo Trivulzio al centro, e le costruzioni ai lati, con la delicata immagine del Cristo in grembo alla Vergine.
Anche la Pentecoste è costruita su elementi di architettura classica, ma le condizioni delle due tavole sono molto precarie e rendono difficile una interpretazione condivisa.
La Madonna col Bambino e otto santi, la sua ultima opera, datata 1525 e dipinta per la chiesa milanese di Santa Maria del Giardino ora ritrovabili al Palazzo Pitti, è definito il capolavoro del Bramantino. Ha la forma della sacra conversazione ma il senso preciso è ancora una volta sfuggente. Duplice è la fonte luminosa che investe i personaggi, inseriti in una struttura piramidale, in modo da giocare con le molteplici modulazioni della luce; una soluzione già utilizzata dal Romanino nella sua pala bresciana di San Francesco una diecina d’anni prima: “i due santi in primissimo piano, l’edicola che continua idealmente verso l’osservatore, il gioco delle ombre colorate, tutto ciò rimanda in ultima istanza a Bramante e Leonardo, recuperati attraverso le riprese più o meno dirette che i pittori del Cinquecento padano avevano operato”

Elenco dell’intera collezione delle opere del Bramantino


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