Caravaggio – La vocazione di San Matteo attraverso la luce
Caravaggio – La vocazione di San Matteo attraverso la luce
Il primo spunto mentale dell’artista per la Vocazione di San Matteo sia stata di raffigurarla come scena di giocatori d’azzardo perché sapeva che Matteo era un pubblicano, un agente di cambio, un appaltatore di gabelle e di dogane, e poiché in questi luoghi si cambia moneta e, dove si cambia, il gioco è facile a intavolarsi, nulla vieta questa scena si decida al momento che qualcosa (la luce), o qualcuno (il Cristo), venga a distogliere Matteo e i suoi compagnoni da una partita d’azzardo.
Ma che il pittore, rinforzando con gli strati successivi dell’esecuzione il quadrante della partitura tra la luce e l’ombra, venisse sempre più a gravare sulla fatale rilevanza dell’evento, questo è il segno di una nuova esperienza che succede a quella dello “specchio” degli anni adolescenziali; ed è l’esperienza ad uso pittorico di una “camera oscura”. Nel Caravaggio è la realtà stessa a venir sopraggiunta dall’ombra per incidenza diventando causa efficiente della nuova pittura. “Non v’è vocazione di Matteo senza che il raggio, assieme col Cristo, entri dalla porta schiusa e ferisca la turpe tavolata dei giocatori d’azzardo.
La luce che rade sotto il finestrone, spartita dall’ombra lascia riflessi fiochi, sospende nell’aria la mano del Cristo mentre l’ombra corrode il suo sguardo, striscia sulle piume si intride nelle guance, si specchia nella sete dei giocatori, sosta su Matteo che addita se stesso quasi chiedesse: vuol me?”.
Nel giro di pochi anni la sua fama crebbe in maniera esponenziale, Caravaggio divenne un mito vivente ma nonostante ciò crescevano a dismisura anche le gelosie e i contrasti con la società artistica.
Quanto al celebre processo del 1603, promossogli dal Baglione (suo futuro biografo), fu causato dalla storia della committenza ambitissima per la “Resurrezione di Cristo”, che il Baglione aveva soffiato al Caravaggio.
Nella querela Baglione accusa di aver scritto e diffuso un libello scurrile e ingiurioso ai suoi danni, ma quando Caravaggio compare di fronte al governatore di Roma afferma di non dilettarsi «de compor versi né volgari né latini», di non saper nulla dei sonetti incriminati anche se non «ce sia nessun pittore che lodi per buon pittore Giovanni Baglione».
Nel corso della deposizione Caravaggio dichiara inoltre di stimare per «valent’huomini» il Cavalier d’Arpino, Annibale Carracci e il Zuccai. Interrogato dal governatore su cosa intenda per «valent’huomini», l’artista espone in maniera chiara e concisa la sua idea del mestiere dell’artista: “ in pittura valent’huomo che sappi depingere bene et imitar bene le cose naturali“.
Caravaggio l’artista della luce
Lo spazio privato dell’artista
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Scritto da: admin Categoria: Caravaggio, Quadri di artisti famosi
Data: 07 giugno 2008
Tag:camera oscura, Caravaggio, evento, fama, luce, ombra, pittore, pittura, resurrezione di cristo, riflessi, stile, vita 

